- 1. Guidare le Moto: Controllo e Libertà
- 2. Supporto Psicologico: La Mente è un Muscolo
- 3. Gestione Intelligente degli Sgarri: 80/20 della Disciplina
- 4. Umiltà e Minimalismo: Meno Ego, Più Focus
- 5. Controllo dell'Ambiente: Il Ring Perfetto
- 6. Allenamenti in Natura: Selvatico Controllato
- 7. Stretching e Mobilità: La Longevità del Guerriero
- 8. Visualizzazione: Il Cinema Mentale
- 9. Controllo delle Emozioni: Ghiaccio Bollente
- 10. Beneficenza: Dare per Ricevere Forza
- 11. Gestione del Tempo: L'Orologio Svizzero
- Conclusione
Le abitudini di Anthony Joshua vanno ben oltre quello che vedi sul ring.
Lascia che ti racconti una storia diversa da quella che hai letto nella Parte 1.
Nel 2019, dopo la sconfitta contro Ruiz, Joshua non si è chiuso in palestra a massacrarsi di botte.
Ha preso la sua moto, è uscito da Londra, e ha guidato per ore nelle campagne inglesi. Nessun team, nessun mental coach, nessuna telecamera.
Solo lui, la strada, e il rombo del motore.
Sei mesi dopo ha riconquistato tutti i titoli.
Questa è la seconda parte delle abitudini che hanno reso AJ il campione che conosciamo.
Se non hai ancora letto la Parte 1, fermati qui e vai a leggerla prima.
Queste 11 abitudini hanno senso solo se conosci le basi che ho spiegato nell’articolo precedente.
Ci sei?
Bene. Allora entriamo nel lato più profondo e oscuro della disciplina di Joshua.
1. Guidare le Moto: Controllo e Libertà

Joshua possiede tre moto: una Ducati Panigale V4, una Honda CRF450 e una Kawasaki KX250F.
Non è un capriccio da ricco.
È un reset mentale puro.
La moto gli dà due cose che la boxe non può dargli: controllo assoluto e libertà totale.
Sul ring devi reagire all’avversario.
Sulla moto decidi tu il ritmo, la traiettoria, l’accelerazione.
Come lo applico nella mia vita:
- Una volta alla settimana faccio qualcosa che richiede concentrazione totale (moto, arrampicata, gaming)
- Cerco attività dove IO controllo il ritmo, non gli altri
- Uso l’adrenalina controllata per resettare lo stress
“Lù, ma io non ho 50.000 euro per una Ducati!”
Non serve.
Serve solo trovare la tua versione dell’adrenalina controllata.
Skateboard, mountain bike, persino i videogames funzionano.
Il punto è: hai bisogno di qualcosa dove sei tu al controllo totale, dove un errore costa caro, e dove puoi spingere i tuoi limiti in sicurezza.
2. Supporto Psicologico: La Mente è un Muscolo
Anthony Joshua, nel suo team, lavora con un mental coach e una psicologa.
Sì, traumi. Anche i campioni ne hanno.
“La mente è importante quanto il fisico. Quella voce nella tua testa che ti dice di continuare… Se il corpo vuole fermarsi, la mente non glielo permetterà.”
– Anthony Joshua
Dopo la sconfitta con Ruiz, ha avuto attacchi di panico per settimane.
Non riusciva a dormire, vedeva sempre quel gancio che lo aveva mandato al tappeto.
Il primo istinto? Nasconderlo al mondo.
La scelta vincente? Chiedere aiuto a professionisti.
Come lo applico nella mia vita:
- Due sedute al mese con uno psicologo Serenis, anche quando va tutto bene
- Tengo un diario emotivo dove scrivo cosa mi turba davvero
- Non nascondo le difficoltà mentali, ne parlo con persone di fiducia
La psicoterapia non è per i deboli.
È manutenzione della macchina più importante che hai: la tua mente.
3. Gestione Intelligente degli Sgarri: 80/20 della Disciplina

Joshua segue la regola dell’80/20: disciplina ferrea 80% del tempo, flessibilità intelligente 20%.
Ogni domenica si concede quello che vuole: pizza, gelato, dolci.
Ma c’è un trucco geniale: programma gli sgarri.
Gli sgarri casuali distruggono la disciplina. Gli sgarri programmati la rafforzano.
Come lo applico nella mia vita:
- Un pasto libero alla settimana, sempre lo stesso giorno
- Programmo i “giorni off” invece di prenderli a caso quando crolla la motivazione
- Se sgarro fuori programma, non mollo tutto: torno in carreggiata al pasto successivo
“Lù, ma così non rischio di esagerare?”
Il contrario.
Quando sai che domenica puoi mangiare quello che vuoi (sempre nei limiti del buon senso), resisti meglio da lunedì a sabato.
È psicologia inversa applicata alla disciplina.
4. Umiltà e Minimalismo: Meno Ego, Più Focus
Joshua vive in una casa normale a Watford. Stesso quartiere di quando era povero.
Guida una Range Rover (ok, non proprio minimalista), ma evita Ferrari, Lamborghini e tutto il circo dell’ostentazione.
“La fame è ancora lì… resta affamato.”
– Anthony Joshua
Il minimalismo di Joshua non è estetico. È strategico.
Meno distrazioni = più focus sugli obiettivi.
Meno ego = più spazio per migliorare.
Come lo applico nella mia vita:
- Compro solo quello che migliora davvero la mia performance
- Camera minimalista: zero oggetti inutili che richiedono attenzione mentale
- Macchina funzionale, non status symbol
Non devi vivere con niente.
Ma ogni oggetto che possiedi dovrebbe servirti, non possederti.
5. Controllo dell’Ambiente: Il Ring Perfetto

Anthony Joshua controlla maniacalmente tutto quello che lo circonda.
Casa: solo persone positive, zero energia tossica.
Spogliatoio: sempre gli stessi oggetti nello stesso posto.
Team: licenzia chiunque non sia al 100% allineato con i suoi obiettivi.
Come lo applico nella mia vita:
- Camera organizzata = mente organizzata
- Zero persone che si lamentano costantemente nella mia cerchia stretta
- Spazi di lavoro sempre identici per entrare subito in flow
Non puoi controllare il mondo esterno.
Ma puoi controllare totalmente il tuo ambiente privato.
6. Allenamenti in Natura: Selvatico Controllato
Joshua corre sulla spiaggia di Brighton alle 5 del mattino, con vento, pioggia, freddo.
Ha fatto un ritiro di una settimana, dormendo in tenda, allenandosi all’aperto con temperature sotto zero.
Perché torturarsi così?
La natura rafforza non solo il corpo, ma la resilienza mentale.
Come lo applico nella mia vita:
- Almeno un allenamento a settimana all’aperto, qualsiasi tempo
- Docce fredde ogni giorno per abituarmi al disagio controllato
- Weekend in natura senza comfort eccessivi
Non devi diventare Bear Grylls.
Ma abituarti al disagio controllato ti rende più forte quando arriva il disagio vero.
7. Stretching e Mobilità: La Longevità del Guerriero

Joshua dedica 20-30 minuti al giorno a stretching e mobilità.
Non è rilassamento. È investimento nella longevità della carriera.
A 35 anni si muove ancora come un ragazzo di 25.
Il segreto? Mobilità quotidiana, non solo forza esplosiva.
Come lo applico nella mia vita:
- 15 minuti di stretching ogni sera, non negoziabili
- Una sessione di yoga a settimana per correggere posture sbagliate
- Mobilità delle spalle ogni giorno (troppe ore al computer)
“Lù, ma fare 15-30 minuti di stretching è noioso!”
Lo so. Ma preferisci 15 minuti di noia oggi o mesi di fisioterapia domani?
8. Visualizzazione: Il Cinema Mentale
Anthony Joshua visualizza ogni round prima di ogni combattimento.
Non genericamente. Specificamente.
Vede l’avversario che lancia un gancio sinistro al terzo round, si vede che schiva e risponde con un diretto destro al corpo.
La visualizzazione non è pensiero positivo. È allenamento mentale.
Come lo applico nella mia vita:
- Visualizzo presentazioni importanti: dove sbaglio, come recupero
- Immagino conversazioni difficili prima di affrontarle
- Vedo i miei obiettivi raggiunti nei dettagli, non in modo vago
Il cervello non distingue tra esperienza reale e immaginazione vivida.
Sfrutta questo bug del sistema.
9. Controllo delle Emozioni: Ghiaccio Bollente

Joshua non reagisce mai di istinto quando incassa un colpo duro.
Registra l’impatto, valuta i danni, copre e aspetta il momento giusto per rispondere.
Questa calma glaciale non è naturale. È allenata quotidianamente.
Come lo applico nella mia vita:
- Quando mi arrabbio, conto fino a 10 prima di rispondere
- Scrivo le emozioni forti invece di esplodere subito
- Trasformo la rabbia in energia per l’allenamento
Le emozioni sono carburante. Ma se non controlli il motore, il carburante ti fa esplodere invece di farti correre.
10. Beneficenza: Dare per Ricevere Forza
Joshua investe milioni nella Pho3nix Foundation per fare beneficenza.
Non è marketing. È una missione personale.
Aiutare gli altri lo riconnette con le sue radici e gli dà prospettiva nei momenti difficili.
Come lo applico nella mia vita:
- Dedico 4 ore al mese a progetti che aiutano altri
- Aiuto gratuitamente una persona all’anno
- Dono una percentuale fissa dei guadagni, qualsiasi sia il mio reddito
Aiutare gli altri non è altruismo. È investimento nella tua forza mentale e nel tuo senso di scopo.
11. Gestione del Tempo: L’Orologio Svizzero

Ogni minuto della giornata di Joshua è pianificato.
Non è ossessione. È libertà.
“Non preoccuparti del titolo. Preoccupati di quello che devi fare oggi, domani, dopodomani… e quel titolo ti starà aspettando.”
– Anthony Joshua
Come lo applico nella mia vita:
- Pianifco la settimana ogni domenica sera
- Routine identiche per attività ripetitive (colazione, allenamento, lavoro)
- Time blocking: ogni attività ha il suo slot temporale dedicato
La disciplina non limita la libertà. La crea.
Conclusione
Se sei arrivato fin qui, ti ringrazio, ma hai anche capito una cosa fondamentale: essere un campione non significa solo vincere.
Significa costruire un sistema di vita che ti rende migliore ogni giorno, anche quando nessuno ti guarda.
Joshua non è diventato grande per caso.
È diventato grande perché ha rubato le migliori pratiche da ogni ambito della vita e le ha adattate ai suoi obiettivi.
Il punto non è copiare esattamente quello che fa AJ.
Il punto è capire che la grandezza si nasconde nei dettagli che sembrano insignificanti.
Scegli 2-3 abitudini da questo articolo. Testale per 30 giorni. Poi aggiungine altre.
Non cercare la perfezione immediata. Cerca il miglioramento costante.
E ricorda: un campione non nasce. Si costruisce, un’abitudine alla volta.
Stay focused.
Un abbraccio,
Luca.




